San Martino al Cimino è stata spesso definita una sorta di mini-capitale voluta da una donna eccezionale: donna Olimpia Maidalchini, che creò una città perfetta sull'urbanistica di una città barocca. Ma la storia di San Martino al Cimino era iniziata da tempo, infatti se ne hanno notizie fin dal IX secolo. Il fatto di essere stata dedicata a San Martino da Tours (Francia) che divise il suo mantello con un povero, pone la sua presenza monastica ad un periodo pre-benedettino.L'Abbazia fu eretta nel 1150 dai Cistercensi di Pontigny. La piccola comunità aveva mantenuto intatto tra mille difficoltà il suo unico monumento, la chiesa, quando nella prima metà del Seicento arriva la discussa Donna Olimpia Maidalchini, cognata nientemeno che del Papa Innocenzo X Pamphili.
Questo di per sè non significherebbe niente se non si venisse a sapere del debole, del tutto intellettuale dell'attempato papa nei confronti della congiunta. Di questo ascendente del tutto femminile se ne avvantaggia San Martino che viene concepita ex-novo ad opera dell'architetto Marcantonio De Rossi, senza escludere pareri ed interventi espressi dal binomio Bernini-Borromini. Viene attuata una pianta a ferro di cavallo adagiata sul fianco ripido del monte.
Nella parte alta, affiancati, appaiono i due poteri: civile col palazzo Pamphili ed ecclesiastico con la monumentale chiesa di San Martino; ai lati, con andamento avvolgente, le case per le categorie più minute, di cui è stato realizzato soltanto il lato nord, Una grande asse centrale, l'attuale piazza. Buratti-via Doria-piazza Oratorio-piazza Nazionale, unisce le due porte, la montana e la Viterbese; le case che con perfetto andamento semicircolare avvolgono la parte alta e scendono parallele, sono aperte solo verso l'interno, costituendo così una difesa sul lato opposto.



